domenica 6 gennaio 2013

Renault: non vendiamo abbastanza auto elettriche

Il gruppo Renault-Nissan è sicuramente il costruttore automobilistico che di più ha creduto nell'auto elettrica come auto del futuro: lo dimostrano le varie Nissan Leaf, Renault Kangoo Z.E., Twizy e Fluence Z.E. Però, nonostante tutti questi sforzi e, soprattutto, nonostante i pesanti investimenti effettuati, la casa francese si è ritenuta ampiamente insoddisfatta delle vendite dei suoi veicoli elettrici.

A dirlo è stato Stephen Norman, direttore del marketing Renault in occasione di un'intervista concessa ad "Autocar".  Stando a quanto detto da Norman, la colpa di questo parziale fallimento sarebbe da collegare alle campagne pubblicitarie effettuate dal costruttore d'Oltralpe per il lancio dei suoi veicoli. Secondo il manager inglese a direzione del gruppo Renault, il pubblico non avrebbe colto le reali potenzialità delle auto elettriche e spesso addossano a questa tipologia di veicoli problemi che nemmeno hanno mai sperimentato.

Come farà quindi Renault a ridurre quella che, per loro, è completa disinformazione? Con una campagna marketing molto più aggressiva, la quale avrà inizio in occasione del lancio della nuova elettrica: Renault Zoe nel corso del 2013. Norman ha riferito che la pubblicità "tenderà a far conoscere la reale autonomia dei veicoli e tutte le loro grandi qualità". Poi aggiunge: "la gente non comprerà queste auto perché sono silenziose. Tutti noi, nel nostro piccolo, abbiamo bisogno di guidare. La Zoe è veloce ed ha freni molto potenti". Giusto, signor Norman, la gente ha bisogno di guidare, non di sedersi su un sedile e guidare un frullatore.

Tuttavia, ritengo che il mancato successo delle auto elettriche non sia collegata solo "ad una cattiva campagna di marketing". Questa potrebbe essere una ragione, ma certamente non è la principale. A parte la Twizy (che poi un'auto proprio non è), le auto elettriche hanno un costo decisamente alto rispetto ad una gemella con normale motore termico. In aggiunta, la limitata autonomia ed i tempi di ricarica ancora troppo lunghi obbligherebbero una famiglia ad acquistare anche un'auto "normale", aumentando ancora il dispendio di denaro.

E' vero che su strada ci farebbero risparmiare un sacco di soldi, ma forse ancora oggi non stiamo valutando diversi fattori importanti. Uno di questi è la mancanza di infrastrutture per la ricarica e, cosa non da poco, se oggi la maggior parte dei veicoli fosse elettrico, ci sarebbe sufficiente energia per tutti? Una volta giunte a fine vita, le batterie come si smaltiranno? 

Posticipati gli incentivi per le automobili ecologiche

Si trattava, in realtà, di ben poca cosa e cioè di qualche decina di milioni di euro di fondi, a disposizione quasi tutti delle imprese nel settore dell'automobile che avrebbero dovuto essere erogati dal Governo provvisorio Monti, fino a esaurimento dei fondi, per l'acquisto di vetture elettriche, ibride, a metano o a GPL con emissioni di anidride carbonica fino a 120 g/km a partire dall'1 gennaio 2013. E che, tuttavia, non sono ad oggi disponibili. La prima vettura a beneficiarne poteva essere l'ecologica Toyota Auris Hybrid.

La legge che aveva introdotto gli incentivi per il triennio 2013-2015, infatti, rinviava l'applicazione della norma a un successivo decreto approvabile dal ministro dello Sviluppo economico in accordo con il ministro dell'Economia e delle Finanze che andava adottare entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore: entro l'11 ottobre.

Auto elettriche e ibride: previste 5 milioni in Europa entro il 2020

Le auto elettriche, circa 1,8 milioni, saranno concentrate in Germania, Francia, Norvegia, Regno Unito, Paesi Bassi e Svezia, che assorbiranno più di due terzi del venduto. Più varia la diffusione delle auto plug-in, previste su cifre intorno a 1,2 milioni, dove l'Italia potrebbe essere il terzo mercato. Previsti infine 1,7 milioni di vendite di ibride.
Auto ecologiche: previste 5 milioni in Europa
Quante auto ibride ed elettriche saranno vendute nei prossimi anni in Europa? Pur con risultati di vendita contenuti in assoluto, i veicoli elettrici e ibridi hanno continuato a diffondersi in Europa anche nel 2012. I motivi sono da ricondursi all'incremento di offerta da parte delle case e a prodotti che diventano via via più interessanti anche sotto il profilo economico, in buona parte aiutati dagli incentivi previsti in alcuni stati.
Studi indipendenti di società legate al mondo automotive edell'energia prevedono una sempre maggiore diffusione in Europa e nel mondo di tale tipologia di veicoli. E' il caso di Pike Research che ha rilasciato uno studio sul mercato e sulle previsioni da qui al 2020 in Europa.
Per quanto riguarda le full-electric, le elettriche pure, dovrebbero raggiungere la quota di 1,8 milioni in Europa entro il 2020. Sei nazioni domineranno tale mercato, assorbendo più dei due terzi del totale previsto: in ordine di importanza  Germania, Francia, Norvegia, Regno Unito, Paesi Bassi e Svezia, tutte con almeno 100.000 veicoli elettrici circolanti sulle proprie strade e con cifre importanti anche grazie alle strutture di ricarica già presenti sul territorio e ai programmi di diffusione previsti nei prossimi anni.
Più variegata la situazione delle plug-in, dove sono previsti 1,2 milioni di esemplari entro il 2020 concentrati per oltre la metà in quattro nazioni: Germania, Francia, Italia e Regno Unito. Una crescita molto significativa, visto che, in tutto il mondo, le plug-in vendute nel 2012 sono state 120.000. 
Importante infine il numero di ibride, previste a 1,7 milioni in Europa nel 2020, cifra che potrebbe addirittura essere sottistimata visto che, nell'anno appena concluso, la Toyota Prius è stata la terza vettura più venduta a livello mondiale.
Allargando l'orizzonte a tutto il mondo, sono previste, nel solo 2020, vendite annuali di veicoli elettrici e ibridi pari a 3,8 milioni.

lunedì 8 ottobre 2012

Bridgestone Ecopia, le gomme ecologiche

Ecopia
Bridgestone ha lanciato sul mercato la nuova gamma di gomme ecologiche Ecopia con il quale intende affrontare il problema del surriscaldamento del pianeta e dell'inquinamento derivante dalla produzione e dall'utilizzo di pneumatici.

Ecopia: pneumatici ecologici di casa Bridgestone

L’impiego dei nuovi pneumatici eco-compatibili di Bridgestone permette di consumare l'1,7% in meno di carburante e di ridurre di ben 42 kg la CO2 prodotta da un'automobile nel corso di un anno. Spazi di frenata diminuiti e minor inquinamento acustico. 
Bridgestone 123gomme
Nel gennaio di quest'anno Bridgestone ha ampliato il suo catalogo di pneumatici a bassa resistenza al rotolamento Bridgestone Ecopia EP150, che può così adattarsi a una più vasta gamma di utilitarie e berline di cilindrata media con cerchi da 14" a 16" nelle serie da 55 a 65. Il modello Bridgestone Ecopia EP150 è montato sulla Nissan LEAF, il primo veicolo completamente elettrico a essere stato insignito del prestigioso titolo di Automobile dell’anno 2011 in Europa.

Ecopia: riduzione del consumo di carburante

Confrontati con gli altri attuali prodotti Bridgestone delle medesime dimensioni, Ecopia EP150 assicura una resistenza al rotolamento migliorata del 15%, ottenendo una media del 3% in più di efficienza sul consumo di carburante con un taglio del 3% delle emissioni di CO2.

Ecopia: sicurezza

I test ecologici sui pneumatici realizzati per conto della stampa motoristica tedesca avvalorano i vantaggi della tecnologia Ecopia. Nell’estate 2010, il pneumatico Bridgestone Turanza ER300 Ecopia ha conseguito la massima classificazione Auto Bild come "particolarmente raccomandato" ed è stato segnalato per le sue "caratteristiche equilibrate sul bagnato e sull’asciutto, elevata resistenza all’aquaplaning, buona frenata sul bagnato e bassa rumorosità, consentendo nel contempo soddisfacenti risparmi di carburante".Il rapporto di Auto Bild, inoltre, mette in guardia i lettori sul rovescio della medaglia del risparmio di carburante fornito da numerosi pneumatici di nuova generazione con bassi coefficienti di resistenza al rotolamento, ossia un possibile peggioramento della sicurezza di guida, specie in termini di aderenza sul bagnato.

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venerdì 5 ottobre 2012

Cos'è uno pneumatico ecologico?


http://www.rinnovabili.it/wp-content/uploads/2011/11/riciclo.gomme_ridimensionato.jpgPneumatici ecologici o pneumatici ricostruiti/rigenerati sono gomme cui il battistrada troppo usurato viene rimosso e rimpiazzato con nuovo materiale, recuperato da altre gomme usate, che hanno tuttavia una struttura intatta. La ricostruzione di pneumatici è possibile poiché la struttura principale della gomma ha in genere una vita più duratura del battistrada.

Pneumatici ecologici: riduzione dell'impatto ambientale delle gomme

La produzione e lo smaltimento di pneumatici esausti è un problema dal punto di vista ecologico molto rilevante. Un po' di numeri per inquadrare il problema delle gomme usate.
Uno pneumatico fuori uso impiega circa 100 anni per decomporsi. In Europa si accumulano ogni anno 250 milioni di pezzi di pneumatici usati. In Italia circa 300.000 tonnellate di gomme, la maggior parte delle quali viene smaltita tramite l'interramento in discariche mentre altri vengono abbandonati a se stessi sul bordo delle strade o nei fiumi, con un considerevole impatto ambientale per l’ecosistema in entrambi i casi.
  È un dato consolidato, tra l'altro, che  una parte sostanziosa dell’inquinamento atmosferico è legato ai mezzi di locomozione su gomma e non dipende più di tanto dalle emissioni delle automobili o di altri mezzi di trasporto che sono ora a livelli tecnologici molto elevati, ma piuttosto dalle prestazioni degli impianti frenanti: in particolare, ciò che genera le polveri sottili è lo sfregamento delle pastiglie sui dischi dei freni, sfregamento che naturalmente aumenta quanto più lo pneumatico crea resistenza nelle normali andature, in particolare in curva e durante la frenata.

Cosa sono i pneumatici ricostruiti?

Grande novità nel settore delle gomme è rappresentata dai pneumatici 'ricostruiti' o 'rigenerati': sono in commercio già da qualche anno. Sono copertoni cui il battistrada usurato è stato asportato e sostituito con materiale nuovo, recuperato  da altre gomme usate, dalla struttura però intatta. La ricostruzione è possibile, in quanto la struttura portante della gomma ha generalmente vita più lunga del battistrada: una volta effettuati la sostituzione della parte esterna e il controllo relativo alla centratura ed equilibratura, il pneumatico è soggetto alla vulcanizzazione, attraverso la quale le parti vecchie e nuove si fondono tra loro.

Pneumatici per mezzi pesanti possono essere ricostruiti con questa tecnica fino a 3 volte, mentre nel caso di pneumatici per auto ciò è possibile una volta sola.
Le gomme devono essere ricostruiti a norma europea (Ece Onu 108 e 109, per veicoli pesanti) e devono essere contraddistinti dalla marchiatura seguente:

• sul borde del pneumatico dev'essere indicata la sigla 108 R;
• all’interno del cerchio la lettera E;
• segue poi un codice composto da 6 numeri.
• la scritta Ricostruito o Retread;
• il marchio del ricostruttore;
• il periodo con settimana di ricostruzione ed il relativo anno.

In termini di attenzione per l’ambiente, preferire la ricostruzione dei pneumatici alla loro sostituzione significa fare una scelta ecosostenibile: infatti, mentre per la produzione di un singolo pneumatico nuovo vengono consumati tra i 20 e i 28 litri di greggio, in caso di pneumatici ricostruiti l’impiego si riduce a circa 5,5 litri; inoltre, attraverso la ricostruzione si preserva complessivamente circa l’80% del vecchio pneumatico, evitandone così l’eliminazione anticipata in discarica.
Ma questa scelta è vantaggiosa anche in termini economici: è stato calcolato che ogni anno gli automobilisti italiani risparmiano intorno ai 260 milioni di euro, poiché i copertoni ricostruiti costano fino al 50% in meno rispetto ai nuovi e, se in regola rispetto alla succitata normativa Ece Onu 108/109, non si rinuncia affatto a qualità, durata, affidabilità e sicurezza.
In ogni caso, i copertoni dovrebbero essere ispezionati ogni 5 anni, indipendentemente dal numero di chilometri percorsi.

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